Una domenica, sono andato in una prateria a giocare.

Dalla macchina di papà tirò fuori il pallone dei mondiali di calcio che ce l' aveva regalato un vecchio collega di papà, poi delle bottiglie per fare i pali.

Papà stava in porta; io e mio fratello ci dovevamo scartarci e segnare.

Quando iniziammo a giocare ero radioso e non mi ero sentito tanto bene da tanto, tanto tempo.

 Io la maggior parte delle volte caricavo il mio piede destro, peccato che papà la catturava sempre; sembrava un muro.

Quando papà la rinviava, la prendevamo sempre di testa e faceva un male cane.

Papà concesse tre rigori a Giacomo (mio fratello), solo due andarono a segno.

Ero furibondo e iniziò la rimonta dopo treminuti fregai a papà in questo modo la palla prese il palo e papà la raccolse, gli fece fare dieci rimbalzi e io la presi e segnai di tacco.  

La partita non era ancora conclusa, mi mancava un gal per pareggiare.

Quando la palla volò in aria la colpii di testa e segai il gol del tanto atteso pareggio.

Papà dopo quel tiro decise che era gal,perché superava più o meno.

ALBERTO