IN OSPEDALE
Mercoledì 10 luglio, alle quattro di mattina, mi alzai con un forte mal di pancia.
Mamma e papa si alzarono e mi diedero del ghiaccio perché pensavano che avessi la appendicite.
Due ore riuscii a dormire, ma improvvisamente mi rialzai e incominciai a strillare per il dolore.
Dalle sei non riuscii a dormire.
Quando fu mezzogiorno, mio padre chiamò la pediatra che mi disse che alle 1,30 dovevamo stare a Cesano.
La pediatra disse che dovevo andare all' ospedale e poi supponeva che avevo l' appendicite acuta.
Mi disse anche che mi mancavano gli zuccheri.
Quando fummo arrivati in ospedale : in pediatria mi misero un ago di plastica per prendere la flebo.
L' infermiera mi disse che per tre giorni questo sarebbe stato il mio alimento.
Mi venne a visitare una dottoressa e poi un chirurgo che disse che entro un ora e mezza mi dovrei essere dovuto operare.
All' inizio avevo un po' paura ma dopo pochi minuti la paura mi era svanita ed ero felice.
Ai nonni che mi erano venuti a trovare dissi che ero felice di operarmi perchè non vedevo l'ora di levarmi quel dolore.
Mi fecero un' esame e poi mi chiamarono per andare a operarmi.
Un chirurgo mi diede l' anestesia e per un po' non mi ricordo niente.
Di notte mi scappò la pipì e mamma andò da un' infermiera che le diede un pappagallo di cartone.
Il pappagallo serve per fare la pipì sul letto da seduti.
Il giorno dopo ero uno straccio; mia madre aveva fatto la notte che era stata tranquilla.
Alle 5,30 di mattina ci portarono il termometro e una medicina per fare la cacca.
Era molto buona.
Quando furono passati due giorni, mi medicarono la ferita e avevo scoperto che mi avevano messo cinque punti.
Alberto