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I
giorni 3,4,5 marzo siamo andati a Costacciaro. Appena
arrivati abbiamo scaricato i bagagli e abbiamo rifatto i letti.
Successivamente
siamo andati in un’aula dove Francesco ci ha fatto vedere le previsioni del
tempo e siamo subito partiti per l’escursione a Pian delle Macinare.
Appena
arrivati Francesco ci ha fatto vedere il PANNELLO FOTOVOLTAICO che sarebbe una
stazione metereologica. Successivamente
ci siamo incamminati e ci siamo fermati al Dentaccio, una roccia chiamata così
perché assomiglia ad un molare.
L’escursionista
aveva una specie di orologio formato da un BAROMETRO e un ALTIMETRO, dove
c’era scritto l’altezza sul livello del mare e la pressione.
L’altezza
era di 1105 m. e la pressione era 887 millibar.
Ci
siamo fermati 6 volte lungo il percorso da Pian delle Macinare a Costacciaro. La
seconda volta ci siamo fermati alla grotta del Forno. L’altezza
era 975 m. e la pressione era 903 millibar.
Li
ci siamo fermati e ci siamo rifugiati dentro una grotta; abbiamo acceso un fuoco
e abbiamo mangiato. Dentro
questa grotta mi sembrava di essere un uomo primitivo.
La
terza volta ci siamo fermati al Letto del Beato dove una leggenda narra di un
Beato, cioè un frate, che voleva andare sul monte Cucco e fu sorpreso da un
temporale; lui si fermò in questa specie di letto e si addormentò. L’altezza
era 840 m. e la pressione era 917 millibar.
La
quarta volta ci siamo fermati lungo lo stradello in un tornante e l’altezza
era 725 m. e la pressione era 929 millibar. La
quinta volta ci siamo fermati sempre lungo lo stradello, in un altro tornante,
dove l’altezza era 615 m. e la pressione 942 millibar. L’ultima
volta ci siamo fermati in uno spiazzo e l’altezza era 555 m. e la pressione
era 948 millibar.
Alla
fine siamo ritornati a Costacciaro, ci siamo cambiati e siamo andati in aula
dove Francesco ci ha spiegato le molecole e gli atomi. Più
si va in alto e meno molecole ci sono, più si va in basso e più molecole ci
sono e la pressione, cioè gli urti tra di esse, aumenta. Il
giorno successivo l’abbiamo dedicato all’acqua. Abbiamo
misurato l’acqua con due strumenti: il cronometro e il misurino.
Abbiamo
misurato la portata di due cannelle: quanta acqua uscirà in un secondo? Nella
prima cannella, per 5 l. sono occorsi questi tempi: la prima prova di 30 secondi
98 decimi, la seconda di 31 secondi 30 decimi e la terza di 30 secondi 54
decimi. La
seconda cannella invece, sempre per 5 l. , ha impiegato la prima 12 secondi 33
decimi, la seconda 12 secondi 80 decimi e la terza 11 secondi 93 decimi. Avevamo
preso in considerazione 6 m. di lunghezza di un torrente e abbiamo misurato la
larghezza che era di 1.30 cm, mentre la profondità era di 10 cm circa.
Abbiamo
misurato anche la velocità dell’acqua, la prima volta per percorrere quel
tratto, ha impiegato 12.38 secondi, la seconda volta 14.89 secondi e la terza
volta 14.38 secondi. Successivamente
siamo partiti per andare a vedere una cascata chiamata Sturo della Piscia. Mentre
camminavamo ci siamo fermati per vedere una casa diroccata. Appena
arrivati a questa cascata abbiamo preso con un sacco della spazzatura la portata
dell’acqua. In
3.56 secondi sono passati 21 l. Lungo
il fiume incontravamo delle piccole cascatelle. Alla
fine siamo andati via e ci siamo fermati davanti ad una carbonaia, dove
Francesco ci ha spiegato come si fa il carbone. Siamo
ritornati a Costacciaro e siamo andati in aula per vedere se bastava l’acqua
delle due cannellette per tutto Costacciaro che ha 1200 abitanti. Quelle
due cannellette non bastava per tutto il comune di Costacciaro. Invece
l’acqua della cascata sarebbe bastata addirittura ad un paese con il doppio
degli abitanti di Costacciaro. Siamo
andati fuori nel cortile e Francesco aveva messo due chiodi e ci aveva legato un
filo e con il gessetto aveva formato un’ellisse cioè ha simulato il percorso
dei pianeti intorno al sole. L’ultimo
giorno siamo andati dentro una grotta chiamata Miniera di Valdorbia. Francesco
aveva due strumenti: lo psicometro (termometro dell’aria), che misurava
l’umidità e il contatore geiger che misura la radioattività. Il
“termometro” aveva una calzettina che veniva bagnata e infine si girava e si
controllava il tasso d’umidità su una tabella. Dentro
questa grotta c’erano ancora i resti di rotaie dove i passavano i carrelli
quando la miniera era attiva (dal 1800 al 1951). Io
li dentro mi stavo congelando: infatti l’umidità era il 100%!! Questi
3 giorni sono passati in fretta, però li ho goduti attimo per attimo.
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