Sono naufragato.

Io, Robinson Crusoe, mi trovo sulla costa di un'isola.

La mia barca si è spezzata in due e i miei compagni sono tutti morti; guardo con speranza se arriva qualche amico nuotando, ma niente sono rimasto da solo, completamente privo di cibo, acqua, vestiti e sono anche ferito in una gamba.

Mi sdraio, perdo le speranze di vita e mi addormento stanco e condannato a morire di fame e sete.

La mattina seguente trovo la barca di nuovo a galla e ritrovo una speranza che stava per andare via per sempre; vado e vedo se ritrovo un po' di cibo.

Fortunatamente trovo carne in scatola che può durare per massimo due giorni, dieci borraccie d'acqua che possono durare massimo un anno e anche la vela e l'albero maestro.

Mi costruisco un rifugio così: spezzo l'albero maestro in quattro parti e le pianto, poi metto sopra la vela e appoggio tre sassoni vicino i pali piantati.

Dentro metto delle foglie per fare il letto.

Prendo una canna, la buco e ci metto una punta avvelenata e vado a cacciare.

Prendo un pellicano e un pappagallo.

Il 19 novembre inizia a farsi freddo e la mia ferita inizia a fare più male; mi infascio la gamba con un pezzo di vela.

Arrivati a dicembre inizia a esserci molte piogge; mi riprendo l'albero maestro e la vela e vado a rifugiarmi in una grotta: c'è un sasso avanti e io lo sposto faticosamente; dentro si sta caldini.

Ma non basta il caldo di quella grotta e quindi esco e prendo quattro bastoncini, poi caccio e prendo dieci uccelli e tre pellicani.

Poi torno alla grotta e mentre percorro un sentiero creato da me in mezzo agli alberi, incontro un indigeno: è venerdì e quindi lo chiamo Venardì.

Io mi diverto con lui e "lo ospito a casa mia".

Abbiamo freddo e fame quindi accendiamo un fuoco e cuciniamo un pellicano.

Ci addormentiamo.

Passiamo l'inverno insieme e poi venuta la primavera e l'estate andiamo a cacciare, giocare nella sabbia e nell'acqua.

Purtroppo ci si finisce l'acqua e andiamo meglio a vedere nella barca: è in lontananza con degli indigeni a bordo.

Allora insieme a Venerdì giriamo per l'isola e troviamo, grazie a Dio, una cascata con un laghetto di acqua buona e non è finito ci sono anche degli animali.

Prendo due giraffe e un elefante.

Li portiamo alla grotta.

Mangiamo e beviamo, ma un giorno lontano finisce il cibo e l'acqua diventa velenosa.

Venerdì costruisce una zattera e ce ne andiamo.

Torniamo a casa e tutto finisce bene per

fortuna!!!!

( Rebecca Lenci )

Una lezione all' aperto!!!

 

Martedì 30 settembre 2008 io, le maestre e i miei compagni, siamo andati sul monte della Guardia.

Mentre percorrevamo "il sentiero delle Fonti" il sottobosco era incantevole.

C'erano degli ostacoli naturali o meglio alberi che bloccavano il nostro tragitto.

Arrivati a percorrere "il sentiero del Daino" abbiamo preso una salita che ci ha portati in cima al monte della Guardia.

Camminando lungo "il sentiero della Croce" abbiamo osservato gli scavi archeologici dell'era neolitica risalenti al XII - X secolo avanti Cristo.

Siamo giunti in un punto dove la veduta era a 360°.

Vedevamo: a ovest Costa e S. Stefano a sud il monte S. Vicino a est il mare e Serra de Conti a nord il monte Strega.

Lungo il tragitto del ritorno ci siamo fermati ad osservare Arcevia dal Belvedere e poi siamo tornati a scuola.

Questa passeggiata è stata

Stupenda!!!!!

(Rebecca Lenci )

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