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Un gatto a scuola.
Il giorno 3 novembre Arianna ha portato a scuola il suo gattino Teo di circa tre mesi. Appena entrato in classe voleva uscire dalla sua gabbietta, quindi Volfango ha aperto la porticina per farlo uscire e non soffrire. Mentre Giuseppina metteva della Ghiaia in una vaschetta lui si faceva il giro della classe per ispezionare il luogo in cui si trovava. Come un fulmine si è diretto versi la vaschetta per far pipi dalla paura e immediatamente l’ha coperta per non farsi rintracciare dai predatori. Il maestro ci a spiegato le parti del gatto più utili. Come tutti i gatti muove le orecchie facendole sembrare dei radar, la coda come timone per il bilanciamento, gli artigli retrattili per afferrare, i baffi o vibrisse per individuare la preda, dei cuscinetti sotto le zampe per restare sempre furtivo e le pupille ce fanno filtrare la giusta dose di luce stringendosi e allargandosi. Il suo pelo è utilissimo per mimetizzarsi con il sottobosco perché è di un marroncino mescolato al verde. Si comporta bene, non graffia, rimane calmo e non scappa via come alcuni altri gatti.
Dopo un giretto sopra i nostri banchi, la maestra lo ha messo sull’armadio e dopo una bella dormita si è pulito con la zampa sinistra bagnata di saliva e sfregata dalle orecchie fino al muso ripetutamente. Pian piano è riuscito a scendere e subito dopo incuriosito da un topo finto si è messo a strapazzarlo.
Dopo tanto tempo faceva mostrare la stanchezza mettendosi a bere seduto in una piccola pozza di acqua. -No!-,è suonata la campanella e Teo se ne deve andare. Spero che non si sia annoiato, comunque è stato partecipe di una nostra lezione. CRISTIAN
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