I nonni scrivono una loro giornata da piccoli...Noi li leggiamo e ne ricaviamo informazioni.
RIPORTIAMO ALCUNI TESTI

Alla mattina mi alzavo alle 6,30. La mia colazione non era fatta di latte e paste, ma di pane e prosciutto, poi andavo a scuola. Facevo 5 Km a piedi; per prima cosa toccava sempre a me ad accendere la stufa a legna perché in quei tempi non c'era altro tipo di riscaldamento.
Poi la maestra ci correggeva il compito del giorno prima e se avevo fatto troppi errori mi faceva mettere le mani sopra il banco e mi menava con il righino.
Alle ore 13 tornavo a casa. Altri 5 Km a piedi ed arrivavo a casa un po' tardi per il pranzo che era fatto di polenta o minestra e poi in fretta e fuga dovevo fare i compiti perché dopo mi aspettava un branco di tacchini da mandare nei campi.
Alla sera tornavo a casa e prima di cena i miei genitori volevano che dicessi una piccola preghiera. Poi dopo cena mia madre diceva il Rosario che a me sembrava troppo lungo. Poi a letto perché in quei tempi non c'era la televisione.
QUANDO ERO PICCOLO, VERSO IL'30, PRIMA DI ANDARE A SCUOLA, DOVEVO PORTARE LE PECORE PER I CAMPI A PASCOLARE.
SUONAVA LA CAMPANELLA ED IO DOVEVO CORRERE A PIEDI, SCALZO E FACEVO CIRCA TRE CHILOMETRI.
QUANDO ARRIVAVO VICINO ALLA SCUOLA MI PULIVO I PIEDI E MI METTEVO LE SCARPE, PERCHE' NON SI DOVEVANO ROVINARE.
QUANDO NON MI ENTRAVANO PIU', LE PASSAVO AI FRATELLI PIU' PICCOLI.
AVEVO SOLTANTO:QUADERNI, MATITA, GOMMA E IL LIBRO ME LO DAVA IN CLASSE.
APPENA TORNAVO A CASA PRANZAVO POI A VOLTE AIUTAVO I GENITORI NEL CAMPO E A VOLTE GUARDAVO I FRATELLI PIU' PICCOLI.
ERAVAMO UNDICI FRATELLI E IL BABBO ERA MORTO.
CENAVO E ANDAVO A LETTO.
IL MATERASSO ERA FATTO DI FOGLIE DI GRANOTURCO.
Quando avevo otto anni (nei primi anni '30), mi svegliavo prestissimo anche alle 6. Facevo colazione con del pane e dell'affettato oppure con i legumi, poi andavo ad aiutare mio padre ad arare il campo. Il mio compito era quello di condurre i buoi che trainavano l'aratro. Verso le 7,30 salutavo i miei genitori ed a piedi andavo a scuola. Frequentavo una pluriclasse composta dalla classe I, dalla II e dalla III elementare ed avevo una sola insegnante.
La lezione cominciava con la preghiera e non esisteva la ricreazione.
L'aula era riscaldata solamente da un piccolo braciere ed era molto fredda.
Alle 12,30, terminata la lezione, tornavo a casa. Mi mettevo a tavola alle 13,30. Per pranzo avevo un primo piatto di pasta fatta in casa o di minestra con il lardo o di polenta con il maiale.
Il secondo non sempre c'era. A volte, quando avevamo ancora fame, mangiavamo dell'affettato o dei formaggi sempre fatti in casa. Dopopranzo tornavo a lavorare nei campi fino all'imbrunire poi tornavo a casa, facevo i compiti e mangiavo alle ore 19. Per cena di solito c'era la frittata o le verdure cotte.
A volte si mangiava la carne di maiale o l'oca o il coniglio. Dopo cena mi mettevo intorno al focolare ad ascoltare ad ascoltare i discorsi dei vicinati che ci venivano a trovare. Verso le 21 mi andavo a lavare e poi a letto.
| Mi svegliavo alle 6,30, mi
vestivo e mi lavavo con l'acqua fredda perché il riscaldamento non c'era;
facevo colazione con il latte fresco di mucca fatto bollire e ci inzuppavamo
il pane. Andavo a scuola da solo, da Santa Croce ad Arcevia, passando per un sentiero lungo 2 km, chiamato "Serrone". La scuola era ubicata dove attualmente c'è Park Hotel. Le lezioni iniziavano alle 8,30 e terminavano alle 12,30 e avevo una sola maestra che insegnava tutte le materie. Poi tornavo a casa a piedi e mi mettevo a pranzare; di solito come primo piatto c'era la pasta fatta in casa, a volte fatta senza uova, come secondo carne in umido. Alle 14 ripartivo per ritornare a scuola il pomeriggio fino alle 16,30. Finita la scuola se era bel tempo mi fermavo circa mezz'ora ai giardini G. Leopardi per giocare a pallone con i miei amici. Poi ritornavo a casa. Siccome era già buio, facevo qualche compito o leggevo un po'. Alle ore 8 cenavo e poi andavo subito a letto perché non c'era né la televisione, né la radio e né l'elettricità, ma le stanze erano illuminate con il lume a petrolio o lampade ad acetilene e non venivano accese inutilmente perché bisognava risparmiare.
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