LANDA, CHIAMATA NANDA, QUANDO AVEVA  95 ANNI ERA VENUTA IN CLASSE A RACCONTARCI DI QUANDO ERA BAMBINA...

 Al Museo della Mezzadria di Senigallia abbiamo visto le fonti materiali e iconografiche che testimoniano ciò che la bisnonna ci ha raccontato

"Abitavo in campagna, in una vecchia casa.

In famiglia eravamo in tanti.

 Avevo il bagno fuori: un capannello di canne...non c'era la carta igienica. 

Nelle camere c'era l'orinale che veniva regalato agli sposi...

D'estate si andava anche a dormire fuori: si mettevano due pali con un telo sopra e un altro per terra.

Si andava a prendere l'acqua con l'orcio nella fontana e non dovevamo sprecarla perché era fatica viaggiare con l'orcio pieno in testa o sotto braccio.

In casa per riscaldarsi e per cucinare c'era il fuoco del camino.

 Per riscaldare il letto c'era lo scaldaletto e più tardi avevamo il prete con la monaca. 

Mangiavamo quasi sempre polenta e verdura cotta, qualche uovo sodo, gli ortaggi (patate, cipolle, bietole, pomodori); si condiva con il lardo di maiale. 

Si faceva la pasta in casa con poche uova o addirittura senza, perché bisognava venderle per comprare il sale.

I piatti si lavavano nello sciacquarolo.

Per fare il bucato si mettevano i panni bianchi in una secchia di legno, sopra si metteva un telo con la cenere e ci si versava sopra l'acqua bollita.

Dopo una notte si andavano a sciacquare nel fiume.

Nella stalla si stava caldi d'inverno e i bambini ci andavano a giocare. Anche i grandi nelle stalle facevano diversi lavori: le donne filavano, gli uomini intrecciavano i cesti....

Le mucche servivano per il latte, per lavorare la terra e per trasportare con il biroccio carichi di ogni genere...

Non c'erano i trattori. Si seminava con le mucche e con le falci si tagliava l'erba e si mieteva il grano.

Prima dell'arrivo delle trebbie, il grano si batteva nell'aia con un bastone "il mazzafrusto".

 Con il corvello si toglievano le pule, cioè il rivestimento del chicco.

Quando si lavorava nei campi, si cantava e i contadini rispondevano da un campo all'altro. La fatica era tanta, ma non si sentiva perché ci si divertiva anche...

Avevamo tutti i bachi da seta che si nutrivano di foglie di gelso. I bachi si prendevano alla filanda: erano piccolini come punte di spillo. Quando erano cresciuti si chiudevano nei bozzoli di seta che venivano portati alla filanda. Qui venivano lavorati fino ad ottenere una matassa di preziosa seta!

Le feste più importanti erano: il Natale, la Pasqua e quella del  Patrono del paese. Si preparava il ciambellone e a Pasqua si faceva la scoccetta.

A Natale si faceva sempre il Presepio, ma l'albero no.

I bambini nascevano in casa; erano le nonne o le vecchie zie a farli nascere.

Si andava sempre scalzi e soltanto d'inverno ci si infilava  un paio di zoccoli o scarpacce fatte a mano per difendere i piedi dal freddo. Queste calzature venivano aggiustate e riaggiustate e quando non entravano più venivano passate ai fratelli più piccoli.

Tutte le donne imparavano a filare, a tessere con il telaio e a cucire perché i vestiti non si andavano a comprare, ma venivano confezionati in casa con la canapa e il cotone.

I bambini che andavano a scuola portavano in una sacca di pezza una matita e un quaderno; non avevano né gomme, né temperini...Se qualcuno aveva una gomma o un colore cercava di non farle vedere perché gli altri bambini glieli poteva rubare.

In aula c'erano molti bambini, anche più di trenta; in campagna c'erano le pluriclassi (più classi in un'unica aula) e le maestre erano severissime: davano bacchettate sulle mani, tirate di orecchie...

D'inverno i bambini dovevano portare la legna da casa per accendere la stufa a scuola.

Quando tornavano a casa non potevano fare i compiti perché dovevano aiutare i genitori nei campi: andavano a badare le pecore, i tacchini...

Come mezzi di trasporto c'erano i cavalli, i muli per portare i pesi anche nei sentieri di montagna. 

Le famiglie benestanti avevano la carrozza trainata dai cavalli, tutti gli altri andavano a piedi." 

Nonna Landa