Visita
al museo della miniera di zolfo di Cabernardi Cabernardi è una frazione del Comune di Sassoferrato, in Provincia di Ancona. (la miniera fu scoperta nell'anno 1886 e fu chiusa nel 1959)
Qualche domenica fa, visto che mia sorella stava male, io e mio padre abbiamo deciso di andare a visitare il museo della miniera di zolfo di Cabernardi lasciando le
donne a casa. Nel
giardino vicino al museo c’erano tanti carrelli che servivano per trasportare
il materiale fuori dalla miniera. All’entrata del museo, un signore ci ha detto se volevamo vedere un filmato e noi abbiamo
accettato volentieri. Quel filmato parlava di come si facevano i blocchetti di zolfo puro, di come i minatori scendevano nella miniera, di come si trasportava il materiale per
scavare in miniera e di tante altre cose. Gli operai per scendere nella miniera usavano un ascensore all’interno di una
torre che ancora si può vedere. I materiali per costruire le gallerie, invece, venivano calati con un altro tipo di ascensore che però andava più veloce: il materiale “giunto a destinazione” veniva scaricato in alcuni carri trainati da asini. Per trasportare il materiale scavato all’interno della miniera e contenente lo
zolfo venivano utilizzati piccoli carrelli trainati sempre dagli asini.
Gli operai mangiavano nella miniera e quando uscivano, si dovevano mettere gli
occhiali da sole per proteggere gli occhi dalla luce forte. Finito il filmato, il signore ci ha fatto vedere un plastico della miniera in cui si
vedevano tutte le varie parti e gli edifici esistenti a quel tempo. In seguito io e mio padre abbiamo continuato il giro del museo e abbiamo visto molti martelli pneumatici per fare buchi, carri per trasportare il materiale necessario per continuare la miniera, mine per avanzare più velocemente. Alle pareti c’erano appese molte fotografie che riguardavano la vita dei minatori e
delle loro famiglie, le feste del paese, le partite di calcio, e la vita nella
miniera. Altre fotografie mostravano i forni per la lavorazione dello zolfo e la teleferica con
i carrelli che trasportavano il materiale fino alla stazione ferroviaria di
Bellisio Solfare. Nell’ultima parte del museo c’erano tante cassettine piene di zolfo trattato in vari modi e destinato all’agricoltura, all’industria farmaceutica e a quella per la
fabbricazione degli esplosivi. All’uscita un signore mi ha regalato un libricino con la storia della miniera e mi ha detto
che il museo e stato visitato da tante scolaresche. Io e mio padre abbiamo lasciato la firma sul registro dei visitatori, poi siamo
partiti per tornare a casa.
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